Una storia personale dello scrittore tedesco Norman Ohler ha riacceso il dibattito sugli psichedelici e la demenza. Durante un incontro all'Oxford Union, ha raccontato di come sua madre, affetta da Alzheimer, abbia mostrato un temporaneo miglioramento, secondo quanto riferito dalla famiglia, dopo aver assunto una microdose di LSD. La storia si inserisce in un filone crescente di ricerche scientifiche sul possibile ruolo degli psichedelici nei disturbi neurodegenerativi.
Cambiamento evidente dopo la microdose
Secondo Ohler, il giorno della sua prima microdose, sua madre parlava con più facilità rispetto a prima ed era riuscita a leggere ad alta voce il titolo di un giornale per la prima volta in oltre un anno. Il trattamento è stato poi interrotto, non per problemi di salute, ma perché l'LSD è vietato in Germania e la struttura di cura non ammetteva eccezioni.
Sebbene si tratti di un'esperienza personale, la storia ha suscitato grande interesse a livello internazionale.
Ulteriori ricerche sulle sostanze psichedeliche
Anche altre organizzazioni stanno studiando i possibili effetti dell'LSD sui disturbi cerebrali. Ad esempio, la Beckley Foundation ha precedentemente descritto un caso simile in cui una donna di 97 anni affetta da Alzheimer in stadio avanzato ha mostrato un miglioramento temporaneo dopo il trattamento con una bassa dose di LSD.
Inoltre, lungo il Università di Basilea Uno studio controllato volto a verificare se le microdosi di LSD siano sicure e possano potenzialmente contribuire alla preservazione delle funzioni cognitive.
Perché i ricercatori sono interessati
Gli scienziati sospettano che basse dosi di LSD possano influenzare i processi cerebrali coinvolti nella neuroplasticità: la capacità del cervello di formare nuove connessioni. Sono in corso ricerche anche per stabilire se la sostanza influisca sui processi infiammatori e sulle proteine che svolgono un ruolo nello sviluppo dell'Alzheimer.
Ad oggi, tuttavia, la maggior parte dei risultati deriva da ricerche di laboratorio o da singoli casi. Non esistono ancora prove cliniche convincenti che il microdosaggio di LSD possa curare o rallentare la demenza.
Cauto ottimismo
Gli esperti sottolineano che le persone non dovrebbero sperimentare l'LSD come trattamento per la demenza di propria iniziativa. Le attuali prove scientifiche sono insufficienti a tal proposito e i rischi non sono del tutto noti.
Tuttavia, la ricerca dimostra che le sostanze psichedeliche vengono studiate con sempre maggiore attenzione come potenziali farmaci per i disturbi neurologici e psichiatrici. Nei prossimi anni, studi clinici più ampi dovranno stabilire se l'LSD possa effettivamente svolgere un ruolo nel trattamento della demenza.
Conclusione
La storia di Norman Ohler ha riportato l'attenzione sulle potenziali applicazioni terapeutiche dell'LSD. Sebbene i primi risultati siano promettenti, la ricerca è ancora in una fase iniziale. Al momento, il microdosaggio per la demenza rimane un'area di ricerca sperimentale e non un trattamento comprovato.


